Martedì 18 Ottobre 2011 08:30
Assidui lettori, non riusciamo a capire perché il maggior quotidiano nazionale tratti i temi del turismo con tanta pervicace leggerezza: come un fenomeno di costume, senza una “firma” specializzata, sempre correndo dietro all’ultima notiziola, magari senza neppure verificare i dati
Lunedì 17 ottobre è successo di nuovo: paginone dal titolo “Il viaggio fai da te manda in pensione il pacchetto vacanza”.
Lo spunto è l’indagine effettuata da Tradelab per Fiavet + Federviaggi, e presentata la settimana scorsa al TTG, in cui si regista una crescente “disintermediazione” del mercato turistico, con un vistoso calo, nell’estate appena trascorsa, dei clienti delle Agenzie di Viaggi e della domanda di viaggi “a pacchetto”.
Fin qui niente di strano, ma come si dice “quello che è vero non è nuovo, e quello che è nuovo non è vero”.
Si afferma infatti, e questa sarebbe la novità, che il 30% dei viaggi in Italia occupa lo spazio di un week-end.
Gli ultimi dati attendibili e completi (ISTAT), riferiti al 2010, parlano invece di 40,7 milioni di micro vacanze (inferiori alle 4 notti) contro 46,7 milioni di vacanze “lunghe” (4 notti e oltre). Siamo quindi al 46%, dopo che nel 2008 le micro vacanze avevano nettamente conquistato la maggioranza, superando le altre.
Vero è che il sistema dell’intermediazione turistica è strutturalmente impreparato ad affrontare questo fenomeno, abituato a ragionare solo per grandi numeri.
Torna in mente la battuta forse più famosa della storia del cinema: “questa è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente”, detta da Humprey Bogart in “Quinto Potere”, già nel 1952.






